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22 Febbraio Conferenza Il Carnevale, il Mito Popolare dell'Autenticita' ore 16:30

  È in corso di pubblicazione sulla rivista Science&Philosophy l’articolo della Prof.ssa Lia Giancristofaro dal titolo 
“Una base per lo sviluppo socio-economico? Gli inventari partecipativi delle tradizioni locali”
Si riporta il sunto del lavoro. 

Sunto: “Il processo di costruzione dell’identità collettiva è plurale. Questa analisi cerca di considerare le particolarità del contesto regionale osservato, ovvero l’Abruzzo. Con l’aumento del tempo libero e della connettività individuale, si sono creati nuovi spazi espressivi che realizzano finzioni rituali riferite al passato e si basano sull’uso di costumi di scena. Queste rievocazioni non sono certo contraffazioni messe in circolo dalla moderna industria culturale: non esiste una copia, perché non esiste neppure l’originale, cioè una cultura autentica e chiusa, composta di elementi inventariabili e conservabili per sempre. Gli inventari della cultura tradizionale e popolare, infatti, definiscono una cultura viva e rivolta allo sviluppo locale. Le nuove tendenze dell’espressività popolare, attraverso idonei interventi di formazione, possono essere indotte all’uso più responsabile e creativo delle risorse locali e a sostenere una auspicabile cultura dei luoghi, come indicato dalle Convenzioni Internazionali per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Intangibile”
In particolare, l’articolo fa il punto sull’importanza del patrimonio culturale intangibile costituito dalle tradizioni popolari, esaltando il ruolo di associazioni come Camminando Insieme che si occupano della loro valorizzazione in maniera semplice e rassicurante: 
“…nel folklore contemporaneo vengono attuati percorsi di patrimonializzazione che sono prevalentemente analogici, cioè irrazionali, rassicuranti, semplici, finalizzati all’evasione, al divertimento, al gioco, alla riproduzione delle subalternità e delle credenze popolari. Insomma, il passato viene selezionato e rievocato in modo diretto e immediato, cioè tramite l’aspetto visuale e scenografico che si materializza attraverso l’invenzione di spettacoli dalle caratteristiche estetiche: la musica e la scenografia accompagnano il travestimento degli attori popolari che si muovono negli spazi in modo coordinato e ritmato, incantando gli spettatori e la comunità…”
L’articolo appare invece molto critico su altre forme di rievocazione del passato, che, a parere dell’autore, producono:
“...un irresponsabile e irrazionale consumo della tradizione, accontentandosi di una visione superficiale del loro passato e sacrificando il livello critico e costruttivo dell’esperienza. Per esempio, nelle rievocazioni storiche nobiliari o agro-pastorali, il travestimento dei partecipanti acquisterebbe un valore positivo qualora esprimesse una sovversione positiva, rituale e liberatoria. Invece, nello stato attuale delle cose, il travestimento artistico sembra veicolare una visione egemonica ed identitaria in senso auto-apologetico, esclusivista, conservativo, gerarchico e istituzionalizzato…”.
L’articolo completo sarà disponibile sul sito www.eiris.it della rivista Science&Philosophy da lunedì 13 febbraio.